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Dagli insediamenti dell’età del Rame all’età Napoleonica.
Alta Val Seriana Contrariamente ad altre valli di difficile accesso, e dunque per lungo tempo sostanzialmente isolate, la Valle Seriana è stata fin dalla preistoria un luogo di facile accessibilità e di agevole insediamento.
Tombe risalenti all’età del Rame rinvenute a Premolo, Aviatico e Castione della Presolana ne sono la testimonianza principale. A Parre per esempio in località Castello, è stato scoperto un abitato risalente all’età del Ferro che potrebbe essere collegato alla citazione "Parra Orobiorum oppidum", Parre paese degli Orobi, di Caio Plinio Cecilio Secondo , detto Il Giovane, scrittore del I° secolo d . C. (Como 61/62 - 112/3 d.C.).
La testimonianza delle popolazioni celtiche permane non solo negli scavi archeologici, testimonianza visibili degli insediamenti stabili, ma anche nelle testimonianze orali tutt’ora in uso e presenti in alcuni termini dialettali , che conservano infatti la etimologie e la fonetica di queste popolazioni nordiche.
Successivamente allo stanziamento delle popolazioni nordiche, a partire dal II Secolo a.C. i romani si insediarono nel nord Italia e nella pianura Padana, mentre nelle valli l’influsso di Roma cominciò a farsi sentire con molti anni di ritardo, anche a causa della difficoltà ad accedervi.
Alla caduta dell’ impero romano, (476 d.C.) per mano delle popolazioni di Odoacre, il nord Italia fu teatro del passaggio di numerose popolazioni “barbariche”.
L'influsso maggiore venne dai Longobardi (popolo dalle lunghe barbe) che si manifestò con un evidente cambiamento nelle popolazioni locali sia nel linguaggio sia nelle istituzioni. A partire infatti dal 569, dalla attuale Ungheria, questa popolazione terminò la sua iscesa conquistando i territori del nord Italia e vivendo prima a stretto contatto con le popolazioni locali e poi convertendosi al cristianesimo.
Il termine Longobardia, rettificato più tardi in Lombardia, come molte parole del nostro attuale dialetto, derivano dalla lingua longobarda.
Nel 774, i Longobardi vennero a loro volta sconfitti dai Franchi guidati da Carlo Magno che nel 774 conquistò tutti i territori longobardi e, donò la Val Seriana, la Valle di Scalve e la Val Camonica ai monaci di Tours in Francia, come segno di profonda devozione.
La traccia della presenza franca in Val Seriana, sono le molte chiese dedicate a San Martino di Tours, patrono dei Franchi e patrono anche della chiesa parrocchiale di Gandellino.
Nel 1150 è segnalato il passaggio in Valseriana, con relativa distruzione di alcune fortificazioni, di Federico Barbarossa in Italia per cercare di ristabilire l’ordine imperiale.
Nel 1167 a Pontida nasce la Lega Lombarda e nel 1176 le città confederate del nord Italia ottengono a Legnano la storica vittoria sull’esercito imperiale.
Già a partire dalla dominazione dell’impero romano, le miniere presenti in Val Seriana, comprese quelle di argento a Gromo ed Ardesio e quelle di ferro a Randellino acquistarono una progressiva importanza, con una sempre maggiore perfezione nella realizzazione dei manufatti soprattutto nel campo delle armi.
Per questo motivo le miniere erano molto ambite, tanto da portare, agli inizi del 1200, il Vescovo e la città di Bergamo ad una dura contesa che si protrae per anni fino a giungere alla soglia pontificia. Nel 1235 per mano del Vescovo di Brescia, delegato di papa Gregorio IX si stabilisce che appartengano all’Episcopato di Bergamo, tutti i minerali estratti tra Ardesio e Gromo.
Seguendo l'esempio dei maggiori centri rurali, anche le minuscole realtà seriane si proclamarono Comuni ed Oltredragone (antico nome di Gandellino), poteva disporre di una vasta area di territorio, da Gromo, fino ai limiti di Fiumenero, all'epoca confine tra la Val Seriana e quella di Scalve, che oltre a Fiumenero comprendeva anche Valbondione e Lizzola, come dimostra il cippo di confine (di qualche secolo posteriore) ancora visibile sulla strada provinciale tra Gromo San Marino e Fiumenero. Senza nessun tipo di legislazione, era alquanto difficile che i comuni potessero sopravvivere, per cui si videro nascere i primi statuti,ed anche ‘Gandelino’ ne stila uno, per mano del ‘ Nodaro’ (notaio) Cristoforo Bonici di Ardesio, approvato dal consiglio generale il 9 giugno 1446.
Si compone di una raccolta di 120 leggi, con una tavola riassuntiva iniziale, anche se successivamente è andato incontro a modifiche ed ampliamenti 25 nuovi articoli datati 1575 con ulteriori aggiunte nel 1620.
Del consiglio ‘Officiali del Comun’ facevano parte quattro ‘consoli’, uno per contrada, quattro ‘Credendari’ (consiglieri), un ‘ Nodaro’, un ' Comparo' , addetto all’ordine pubblico e un ‘Canepario’ delegato alla custodia della cassa pubblica.
Questo statuto detta una serie di norme circa i prati, il legname, i mulini, le osterie e tutto quanto può creare controversie e liti. Non esistono accenni in merito alle miniere, perché all'epoca erano private a differenza degli otto mulini comunali. Le lotte tra Guelfi e Ghibellini, popolo e nobili, animarono sul finire del medioevo la scena anche in Val Seriana con combattimenti a volte estremamente cruenti con testimonianze di veri massacri, come quello compiuto a Vertova nel 1332 nel quale perdettero la vita quasi cinquanta persone e vennero bruciate quasi tutte le abitazioni.
Nonostante la peste nera nel 1399 a decimare la popolazione, la pace stentava a venire, ed i sempre più pesanti dazi imposti dai Visconti di Milano, convinsero una delegazione formata dai rappresentanti di molti comuni della Val Seriana e della Valle Brembana, a chiedere nel 1427 l'annessione alla Repubblica di Venezia.
La Serenissima, uscì vittoriosa dall’inevitabile scontro con il duca di Milano e suddivise il territorio in distretti (tre in Val Seriana, con i capoluoghi di Clusone, Gandino e Nembro).
Nel 1478, il comune di Oltredragone, prese definitivamente il nome di Gandelino, dal suo centro di maggiore importanza e finalmente andava incontro ad un periodo di pace nel quale i commerci verso Venezia si fecero più intensi, con una serie di vantaggi tutti a favore delle nostre popolazioni.
Le miniere, riacquistano una importanza fondamentale e lo sviluppo economico crebbe sempre più grazie non solo alle miniere ma anche alle officine incaricate della fabbricazione di armi.
A conferma di questo fortunato periodo, un documento del capitano bergamasco Giovanni da Lezze, che riporta, per Gandelino, una popolazione di ' 1350 anime, con 500 animali bovini, cioè vacche e 100 tra muli et cavalli da soma.
Dal punto di vista delle armi è Venezia a confermare che a Gandelino si fabbrica arme d’ogni sorta in somma perfezione , tanto che a metà del 1600, quando il Duca di Savoia ordinerà una armatura completa, saranno i mastri gandellinesi a realizzarla.
A concludere la fruttuosa parentesi veneta, la discesa dalla Francia, di Napoleone Bonaparte che nel 1796 conquistò il nord Italia, bergamasca compresa.
Con la fine della dominazione veneta, si avvicina inesorabile anche la fine del lavoro nelle miniere.
La popolazione comincia inesorabilmente a calare ed il comune arriva a contare un nucleo di sole 300 persone, senza più nessuna traccia delle quattordici osterie che regolarmente versavano i tributi al comune.
Numerose le calamità naturali, che Oltredragone prima e Gandellino poi hanno dovuto subire nel corso di questo lungo periodo storico.
Nel 1767, Alberto Mazzoleni scrive che la Valle Saturnia, volgarmente chiamata Sedornia, si seccò per tre giorni, per sbocciare poi con una piena tale da trascinare e disfare una intera contrada.
La più recente catastrofe, risale invece al 1834, quando una alluvione rase quasi al suolo il paese, causando una lunga lista di morti. Queste calamità hanno contribuito in maniera determinante a cancellare gli antichi esempi di architettura rurale, che in parte si possono ammirare ancora nella contrada Tezzi Alti (anche se ormai quasi completamente disabitata).
Tra le nuove costruzioni spicca l’imponente mole della nuova chiesa parrocchiale, realizzata in porfido quarzifero.
Iniziata nel 1920 su progetto dell’ingegnere Camillo Galizzi, ed inaugurata il 15 agosto 1962, si inserisce perfettamente nell’ambiente alpino circostante. Formata da due chiese sovrapposte, una sotterranea e l'altra a livello del terreno, vanta ancora una serie di manufatti interessantissimi, come la statua lignea della Madonna del Carmine, in parte opera dei Fantoni datata 1724 e l'attuale sagrestia, (altro non è che una parte della vecchia chiesa), con affreschi antichi di alcuni secoli.

Dal primo sviluppo industriale all’ industria turistica
Alta Val Seriana Grazie alle sue caratteristiche morfologiche soprattutto date dalla presenza del Serio, il fiume che l'accompagna fino all'altezza del Ponte del Costone, (gola che divide la Valle "alta" da quella "bassa"), a Valle Seriana ha visto lo sviluppo industriale soprattutto vicino al Ponte del Costone, a Ponte Nossa, mentre Clusone viene riconosciuto come il luogo di concentramento commerciale.
Vista la presenza dei numerosi corsi d’acqua l’uomo ha permesso lo sviluppo dell’ attività industriale attraverso la fioritura delle centrali idroelettriche, in particolar modo a Festi Rasini di Villa d'Ogna , Gromo e Ardesio.
A queste si sono ora affiancate altre attività del settore tessile, portate dalla Bassa Valle Seriana o promosse dall'imprenditoria locale.
In tempi a noi più vicini le notevoli bellezze ambientali, unite alla vicinanza di consistenti centri urbani, hanno permesso lo sviluppo di una fiorente industria turistica.
Clusone, sull'altipiano così arioso, ha promosso una industrializzazione soprattutto attraverso la predisposizione di apposite aree industriali nella piana per andare a S. Lucio. Il suo centro storico, tutto improntato alla presenza veneziana, ospita uffici, negozi, enti pubblici che servono anche tutte le zone circostanti.
Il turismo ha trovato grande sviluppo a Bratto e Castione della Presolana, località adagiate a sud della Presolana, dove gli insediamenti residenziali portano a incrementare di dieci volte il numero degli abitanti (quelli fissi sono oltre tremila).
Negli ultimi anni sono sorti alberghi e strutture ricettive di notevole interesse, tanto da portare queste località all'attenzione dei tour operator internazionali.
Il Passo della Presolana ( confine della Valle di Scalve), è tra le più importanti zone sciistiche con i primi impianti di risalita (una slittovia) della bergamasca, che ora sono stati estesi anche al vicino Monte Pora.
A Rovetta non si può dimenticare la famiglia Fantoni: celebri scultori del legno che hanno sparso un po' ovunque le loro opere, in parte oggi raccolte nell'omonimo museo.
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